PRATICARE TAI CHI IN GRAVIDANZA: UN DIALOGO SILENZIOSO TRA ME E L.
“Marianna, oggi ti ho visto molto stanca; dai, riposati un po’: andrai a lezione la prossima volta..” “E’ vero, ma ne ho bisogno. Sento che tutto questo…mi fa stare bene”. Capita qualche volta che questo breve ma sincero scambio di battute si ripeta a casa mia il lunedì o il giovedì sera, da circa la fine dell’anno scorso: da quando, in ogni azione che compio, in ogni gesto, ogni pensiero, non sono più da sola.
Da quando infatti ho iniziato a camminare in questo strano e meraviglioso viaggio chiamato gravidanza, e porto con me una piccola vita, il Tai Chi ha poco a poco cambiato il suo significato per me. E’ pur vero pratico questa disciplina dall’ Autunno 2023 e, da perfettina quale sono, potrei affermare con discreti e soddisfacenti risultati, tuttavia sento che, negli ultimi mesi, qualcosa è profondamente mutato nel mio modo di approcciarmi a questa pratica, allo stesso tempo lenta e forte, fluida ma consapevole. Man mano che passa il tempo, io questo cambiamento lo avverto sempre più intenso, e sempre di più.
Questa disciplina non è più infatti solamente una pratica lenta e consapevole: è diventata un modo per fermarmi, per radicarmi nel momento presente, nel “qui ed ora”, per mettere a tacere la mia mente sempre in attività ed ebbra di pensieri, per “sentirmi” davvero nel profondo, senza lasciar entrare il mondo esterno … e per ascoltare lei, la mia bambina.
Ogni volta che apro una Forma, quando inizio a muovermi, assumendo quei gesti morbidi e circolari a me ormai così familiari e a tratti automatici, lo sento, il mio corpo, che d’un tratto si ferma, rallenta, trova un ritmo diverso, più dolce, più presente. Ad ogni gesto misurato, circolare, sinuoso, le tensioni si sciolgono, le spalle scendono, il mio respiro si allarga, la mia mente smette di inseguire mille pensieri e si fa più lieve.
Io, alla fine dell’ottavo mese, mi sento leggera.
È come se, per un attimo, il mondo rallentasse con me: tutto, dentro e fuori dal mio corpo, si quieta, per quel piccolo ma infinito lasso di tempo smette di avere qualsiasi tipo di importanza, lasciandomi stare davvero nel momento, in quel tempo divenuto improvvisamente solo mio. E poi, poi succede sempre la stessa cosa, quel piccolo miracolo quotidiano: nel silenzio e nel progredire del movimento, in quel fluire lento, quasi sospeso, io sento qualcosa che va oltre me stessa. La sento, L.
Ti sento, ti muovi (anche se adesso meno per via dello spazio ridotto); mi dai un calcetto, in alto a destra, il tuo fianco preferito. Ti piace il Tai Chi, ti rilassi anche tu sentendo la mamma che si muove, solida e sicura come ama farsi vedere dall’esterno, ma come forse non si è mai sentita davvero fino in fondo. Le diverse Forme si susseguono nel corso della lezione, ed arriva un momento in cui il movimento esterno incontra il movimento interno: ed è come se il mio respiro si stabilizzasse, intrecciandosi al tuo, mentre il mio equilibrio ti avvolge, ed il calore del mio corpo ti fa sentire a casa. Improvvisamente, anche la palestra, anche i miei compagni di pratica, i suoni, gli odori, la musica, tutto cessa per un attimo di esistere. E siamo noi due, insieme.
A mio avviso, qualsiasi donna in gravidanza dovrebbe volersi e potersi amare abbastanza da regalarsi qualche minuto di Tai Chi.
Non serve fare tutto alla perfezione, né conoscere ogni postura o passaggio in particolare. Basta solamente ascoltarsi e.. respirare, accogliere. Muovere il corpo con gentilezza, lasciando che quel movimento diventi un ponte tra te e il tuo bambino. È un dono piccolo che possiamo fare a noi stesse, ma che arriva dritto al cuore. Praticare Tai Chi in gravidanza non è solo movimento: è un’esperienza che scende in profondità, un ascolto nuovo che nasce tra respiro, corpo e quella piccola vita che ci lega fisicamente ai nostri bambini, che dipendono in tutto e per tutto da quello che noi facciamo, che percepiscono quando noi siamo tristi, agitate, felici, emozionate, impaurite. Questi fragili e piccoli cuori che, seppur non sia sempre facile, abbiamo l’enorme e primordiale privilegio di poter sentir battere dentro di noi, giorno dopo giorno, sotto la nostra pelle.
Il Tai Chi è ora per me un rifugio, il mio momento felice: un tempo sacro e sospeso in cui sono forte e delicata allo stesso tempo, radicata e leggera, profondamente connessa. Non rappresenta più solo una pratica lenta, marziale, una disciplina fine a sé stessa, ma quasi una sorta di preghiera in movimento, un dialogo silenzioso tra me, e te, L. Adesso ogni camminata, ogni gestualità, ogni forma, tutto si unisce fluido in un unico slancio di vita e diventa una carezza sussurrata, una promessa senza parole. Io, come faccio poche volte in vita mia a causa di attitudine caratteriale e professionale, mi fermo. Lascio andare, rallento. Accetto che posso essere quella forte, ma permettermi di sentirmi anche fragile e senza il controllo di tutto ciò che mi accade attorno.
Mi concedo di sentire.
Mi sembra di stringerti già a me, in un abbraccio silenzioso che non ha bisogno realmente di parole per essere compreso. In quei minuti solo nostri, mi sembra di raccontarti che non è stata sempre facile, e di certo non lo sarà a breve, né nel “dopo”. Che il “dopo” appunto, mi fa paura, lo sai sono sempre stata restia ai cambiamenti, mi sento una donna ma molte volte ancora una bambina, come te. Che ci saranno momenti difficili, durante i quali io e papà sentiremo il peso della responsabilità, della stanchezza, la sensazione di non farcela. Ma che ci sarà anche tanto amore, e tenerezza, e gratitudine alla vita.
E, mentre chiudiamo la lezione con la consueta pratica di Qi Gong che tanto amo, silenziosamente ti sussurro che io sono qui, ti sto aspettando e, mi accorgo, ti voglio già così tanto bene! Che, io e te, stiamo già camminando — anzi, danzando — insieme.
Marianna Spezie
Allieva scuola ASD Tai Chi Art



























